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Storia

La “notte di Genova” e il 31 agosto 2003, esordio in serie A sul campo di Perugia con le reti di Ardito e Taddei. La cinquina di Renato Tambani nel mitologico spareggio a Roma con il Chinotto Neri. L’altrettanto mitologico spareggio, stavolta finito male, a Genova con l’Ozo Mantova, che avrebbe precluso ancora per 40 anni la serie B. I tre presidenti della storia, commemorati con le intitolazioni di settori dello stadio: Danilo Nannini, Vittorio Beneforti, Paolo De Luca. Erbinovi-Manni-Passalacqua e la prima vittoria di sempre sulla Fiorentina, Tore Andre Flo e la prima vittoria in serie A con la Fiorentina. La maglia numero 4 di Michele Mignani ritirata e consegnata agli annali.
Sprazzi di storia qua e là, pennellate bianconere su una tela che si snoda ininterrotta da 106 anni, da quando una manciata di ragazzi intraprendenti e determinati dette vita all’Unione studio e divertimento. Dal 1904 al 2010: è cambiato il mondo e non una volta. E così la Robur ha assunto mille facce.
L’era pioneristica è uno splendido ricordo che intenerisce, con quelle casacche a quarti bianconeri lanciate sulle strade polverose dai ragazzi appassionati di podismo, ciclismo, motociclismo. Eppure stanno anche lì le radici del luminoso presente del calcio professionistico, del decennio da record appena passato tra serie A e serie B, di un futuro ancora ambizioso. C’è un ponte invisibile eppure saldissimo che collega quei giovani che amavano lo sport e soprattutto la voglia di stare insieme ai professionisti di oggi, il primo presidente Attilio Calzoni a quello attuale Massimo Mezzaroma.
Su quel ponte sono transitati centinaia di giocatori e dirigenti, migliaia di tifosi, l’attenzione crescente di istituzioni e Banca. Tutti pronti a passarsi il testimone di un sentimento che ha trovato la forza di resistere anche nei momenti più bui. Anche quando sembrava impossibile tornare nell’Olimpo del calcio appena sfiorato a cavallo della Seconda guerra mondiale.
Il primo grande risultato c’era stato nel 1934/35, a un anno dalla nascita dell’Associazione calcio Siena, una volta abbandonati gli impegni multidisciplinari. Dal 1923 si gioca nel campino di San Prospero, dopo gli esordi in Piazza d’Armi. E la Robur è pronta a spiccare il volo verso la B. Dunque, 1934/35: il 7-0 nello spareggio con la Reggiana promuove i bianconeri, che dopo un solo anno tornano in C. Ma il calcio senese è sul trampolino di lancio: nel 1937/38 è ancora serie B e l’anno successivo nella conca del Rastrello viene inaugurato lo stadio dedicato a “Rino Daus”, poi “Comunale”, “Artemio Franchi”, “Montepaschi-Arena”. La serie A sfiorata, la guerra, il campionato misto A/B nel 1945/46 e lo scivolone: il 20 giugno 1948, a Rieti, la Robur gioca quella che resterà l’ultima partita di B per oltre mezzo secolo. Arriva anche la IV serie: anni bui, fino al 5-1 di Roma con il Chinotto Neri, coronato dal titolo di campione di IV serie ottenuto battendo la Reggiana.
Ma il 28 giugno 1959, a Genova, la sconfitta con l’Ozo Mantova preclude ancora la serie B. Sono gli anni di Danilo Nannini, che si alternerà con Vittorio Beneforti fino agli anni ’80 garantendo la continuità della Società, non senza l’appoggio determinante dei tifosi. In campo Antonio Monguzzi timbra le sue 368 presenze, record imbattuto. I bianconeri però non si schiodano dalla C e anzi sprofondano in serie D.
Bisogna aspettare il 1975/76 per il ritorno in C. Per più di venti anni si naviga tra C2 (poca) e C1 (tanta), con due promozioni entusiasmanti nei primi anni ‘80. Poi una specie di limbo, fino al 2000: presidente Salvietti, ds Ricci, allenatore Sala, la Robur vola in serie B e spalanca le porte al decennio da sogno. Perché poi arriva l’uomo dei sogni, Paolo De Luca, e il 24 maggio 2003 per la prima volta viene conquistata la promozione in A, con Papadopulo in panchina. Il resto è la straordinaria storia di sette impensabili anni, che aspettano solo di aggiungere nuovi indimenticabili capitoli.